
Lavorare nel mondo che cambia
Fra professioni che scompaiono e altre che nascono
di Annamaria Duello
pubblicato il 22/05/2026
Da qualche settimana è arrivata in libreria la nuova edizione di Green Jobs, la guida ai lavori verdi che, dal 2009, racconta la trasformazione del mondo del lavoro tra transizione ecologica e rivoluzione digitale.
Nel 2026, anche grazie all’accelerazione dell’intelligenza artificiale, le professioni si moltiplicano, si trasformano e cambiano volto. Dall’edilizia all’agricoltura, dalla moda alla logistica, fino al mondo del beauty e della ristorazione.
Quali consigli dare a chi oggi si sta formando per i lavori di domani? E a chi, invece, vuole aggiornare le proprie competenze in chiave green? Ne abbiamo parlato con gli autori Tessa Gelisio e Marco Gisotti.
Green Jobs
Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro
Tessa Gelisio, Marco Gisotti
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Disponibile anche in versione digitale
Consigli per Gen Z e Gen Alpha: Le nuove generazioni, si sa, hanno un rapporto diverso con le tematiche ambientali e affrontano con maggiore consapevolezza, ma anche preoccupazione, i temi della crisi climatica e della transizione ecologica.
Alle ragazze e ai ragazzi che in questo momento stanno compiendo scelte formative importanti (dagli indirizzi scolastici alle facoltà universitarie) che consigli dareste? Quali competenze e quali elementi non dovrebbero mancare in un percorso formativo orientato ai lavori del futuro?
La prima cosa da capire è che la sostenibilità non è più una “materia in più”: sta entrando dentro tutti i lavori. Non esisteranno solo i “green jobs”, ma lavori tradizionali con competenze nuove. Per questo il consiglio è di non scegliere un percorso solo perché “sembra green”, ma perché unisce passione, capacità pratiche e possibilità di evoluzione.
Le competenze che conteranno davvero saranno un mix di tecnica e visione: capire energia, materiali, dati, AI, economia circolare, ma anche saper comunicare, lavorare in gruppo e risolvere problemi concreti. E soprattutto: serviranno moltissimo le competenze pratiche e tecniche. Mentre tutti parlano di intelligenza artificiale, stanno diventando sempre più preziosi elettricisti, installatori, manutentori, tecnici energetici, esperti di pompe di calore, specialisti del recupero materiali, agronomi, progettisti.
Il rischio oggi non è studiare troppo, ma studiare qualcosa che non dialoga con il mondo reale. Quindi stage, laboratori, ITS, esperienze sul campo e contaminazione tra discipline valgono tantissimo.
“Da grande voglio fare… l’avvocato ambientalista, il bioarchitetto o il sarto specializzato in upcycling!” Le carriere green si moltiplicano, si trasformano e ne nascono continuamente di nuove. Che suggerimento dareste oggi a chi sta scegliendo su cosa puntare? Quali professioni consigliate maggiormente alle nuove generazioni, alla luce dell’attuale evoluzione del mercato?
Il consiglio migliore è guardare dove si stanno spostando investimenti, normative e bisogni concreti. La transizione ecologica non è una moda: è un cambiamento industriale enorme. E quando cambia l’industria, cambiano i lavori.
Oggi consiglierei professioni legate a energia, edilizia efficiente, mobilità, gestione delle risorse, agricoltura innovativa, economia circolare e analisi dati ambientali. Ma anche figure ibride: designer che progettano prodotti riparabili, esperti di materiali sostenibili, comunicatori scientifici, giuristi ambientali, tecnici ESG, specialisti in rendicontazione e sostenibilità aziendale.
E poi c’è un aspetto interessante: stanno tornando centrali mestieri manuali e tecnici che per anni erano stati considerati “meno prestigiosi”. Oggi un bravo tecnico specializzato può avere più richieste di molti laureati.
Nel video pubblicato sui social da Tessa Gelisio si scherzava dicendo: “Se rinasco, faccio l’elettricista!”, per poi concludere con un ironico “Un consiglio? Non studiate per fare i giornalisti”.
Battute che fanno sorridere, ma anche riflettere.
Dietro quella battuta c’è una verità molto concreta: ci sono lavori tecnici che oggi hanno una richiesta enorme e pochissime persone formate. Pensiamo solo alla transizione energetica: servono installatori, manutentori, progettisti, tecnici specializzati in efficienza energetica, reti elettriche, rinnovabili.
Sul giornalismo la battuta era ironica, ma un fondo di verità c’è: molti lavori basati solo sulla produzione di contenuti standardizzati saranno messi sotto pressione dall’intelligenza artificiale. La differenza la farà la capacità di analizzare, verificare, raccontare bene e creare fiducia.
Quali sono, secondo voi, i lavori che stanno perdendo valore e che potrebbero scomparire nel giro di pochi anni?
Tutti i lavori molto ripetitivi, standardizzabili o facilmente automatizzabili rischiano di ridursi. Questo vale sia per mansioni manuali sia per lavori d’ufficio.
Pensiamo ad alcune attività amministrative, inserimento dati, customer care molto base, produzione di contenuti generici, ma anche lavori legati a modelli industriali destinati a ridursi perché troppo energivori o poco sostenibili.
Edilizia, agricoltura, moda, ristorazione, logistica… ogni settore si sta trasformando. Quale, secondo voi, sta vivendo la trasformazione più radicale e interessante? E perché?
Probabilmente l’edilizia. Perché lì si incrociano crisi energetica, decarbonizzazione, materiali, efficienza, normative europee, pompe di calore, fotovoltaico, domotica, comfort abitativo e persino salute indoor.
La casa del futuro non sarà solo “meno inquinante”: sarà più tecnologica, più efficiente e più intelligente. E questo sta cambiando completamente il lavoro di architetti, geometri, progettisti, impiantisti, serramentisti, elettricisti e artigiani.
Ma anche l’agricoltura sta vivendo una rivoluzione enorme: gestione dell’acqua, clima, sensoristica, genetica, droni, agricoltura di precisione, nuovi modelli alimentari. È un settore molto più innovativo di quanto spesso si immagini.
Facciamo qualche esempio concreto: potete indicare una professione “tradizionale” che si è evoluta profondamente e una professione completamente nuova nata negli ultimi anni?
Una professione tradizionale che si è evoluta tantissimo è quella dell’agricoltore. Oggi un agricoltore può lavorare con sensori, dati climatici, irrigazione intelligente, droni, software previsionali e gestione energetica. È diventato un lavoro molto più tecnico e complesso.
Una professione praticamente nuova, invece, è quella del sustainability manager o dell’esperto ESG. Fino a pochi anni fa quasi non esisteva; oggi molte aziende cercano figure che sappiano misurare impatti ambientali, emissioni, filiere, consumi e strategie di sostenibilità.
Millennial e Gen X: Anche le generazioni non più giovanissime si trovano oggi davanti alla necessità di aggiornarsi, reinventarsi o persino ricollocarsi professionalmente. Che consigli dareste a chi vuole intraprendere un nuovo percorso lavorativo orientato alla sostenibilità e alla transizione ecologica? Reinventarsi è possibile?
Assolutamente sì. Anzi, in molti casi sarà inevitabile. Ma la buona notizia è che la transizione ecologica non riguarda solo i giovani: crea opportunità enormi anche per chi ha esperienza.
Chi oggi vuole reinventarsi dovrebbe partire da una domanda semplice: “Quale parte del mio lavoro può diventare utile nel mondo che sta cambiando?”. Spesso non serve buttare via tutto e ricominciare da zero. Serve aggiornare competenze, aggiungere strumenti nuovi e capire dove stanno andando mercato e normative.
Ci sono tantissimi corsi professionalizzanti, percorsi brevi, ITS, certificazioni e specializzazioni accessibili anche a chi lavora già. E la combinazione tra esperienza e nuove competenze può diventare fortissima.
La vera emergenza oggi non è solo trovare lavoro. È capire quale lavoro avrà ancora futuro.
Immagine: Charles Deluvio (Unsplash)

