
Perché i ricchi devono pagare più tasse
Negli ultimi vent’anni il processo di concentrazione delle ricchezze ha subito un’accelerazione. L’1% più ricco detiene oggi circa la metà della nuova ricchezza creata nel mondo, sancendo una dinamica strutturale che trasforma la crescita in un moltiplicatore di disuguaglianza anziché in un veicolo di benessere condiviso.
Ci troviamo immersi in quello che Jørgen Randers e Till Kellerhoff, autori di Tassare i ricchi, definiscono “capitalismo della rendita” o, ancor più efficacemente, “Feudalesimo 2.0”.
Secondo Randers e Kellerhoff, nella fase storica attuale, di fronte alla doppia crisi ecologica e sociale, nessuna misura appare insieme così semplice, rapida e politicamente praticabile quanto una tassazione equa delle grandi ricchezze. Le riflessioni partono dalla Germania, ma sono declinabili anche alle altre nazioni, Italia compresa. Leggiamo in proposito un’interessante intervista a Till Kellerhoff.
Tassare i ricchi
Come farlo e perché
Jørgen Randers, Till KellerhoffA metà marzo [2024] il Consiglio d'Europa ha criticato la crescente disuguaglianza in Germania e ha chiesto maggiori sforzi nella lotta contro la povertà. Condivide questa valutazione?
Sì, assolutamente. In Germania il 10% più ricco possiede ormai il 60% della ricchezza complessiva. L'1% più ricco detiene un terzo del patrimonio nazionale, mentre il 40% più povero non possiede praticamente nulla. Questi dati illustrano molto bene la disuguaglianza, che non riguarda soltanto il reddito ma anche le opportunità.
Chi proviene da una famiglia benestante ha possibilità nettamente maggiori di ricevere un'istruzione di qualità rispetto a chi cresce in un contesto economicamente svantaggiato. Il Consiglio d'Europa critica giustamente questa situazione, così come il fatto che il livello di disuguaglianza nel Paese sia sproporzionato rispetto alla sua prosperità economica. I bambini provenienti da famiglie povere corrono un rischio molto più elevato di diventare essi stessi poveri in età adulta. La disuguaglianza di oggi consolida quindi quella di domani. È una situazione che richiede interventi urgenti.
Quali sono le cause di questa persistente disuguaglianza?
Una delle cause principali è che la ricchezza, nella maggior parte dei casi, non viene guadagnata con il lavoro, ma ereditata. Se vogliamo davvero una società in cui il merito venga premiato, non possiamo evitare una tassazione dei grandi patrimoni.
Nel libro Tassare i ricchi scrive che la disuguaglianza e la crisi climatica minacciano le basi della nostra società. Qual è il legame?
Un'eccessiva disuguaglianza ha un effetto destabilizzante sui sistemi politici e sociali. Diversi studi lo hanno ormai dimostrato. I sondaggi mostrano inoltre che un numero crescente di persone ritiene che in Germania non vi sia sufficiente giustizia sociale, creando un terreno fertile per partiti populisti come l'AfD.
Il legame con la crisi climatica è altrettanto evidente. Le persone con redditi e patrimoni elevati generano emissioni di CO2 nettamente superiori, sia attraverso i consumi sia tramite gli investimenti. A livello mondiale, il 10% più ricco della popolazione è responsabile della metà delle emissioni di CO2. Per compensare l’impatto di un singolo volo in jet privato non basterebbero certo pochi gesti simbolici, soprattutto se si considera che le emissioni dei super-ricchi continuano ad aumentare.
Lei sostiene che i ricchi debbano sostenere una quota molto maggiore dei costi della transizione verso la neutralità climatica. Perché?
La transizione comporterà costi enormi per la società: costruzione di impianti eolici, installazione di pannelli solari e sviluppo di infrastrutture per l'idrogeno. Lo Stato ha due possibilità per reperire le risorse necessarie: il debito pubblico oppure nuove entrate fiscali. Noi riteniamo che chi ha beneficiato maggiormente dell’economia fondata sui combustibili fossili debba contribuire in misura maggiore al suo superamento. Per decenni, infatti, i costi ambientali di quel modello non sono stati adeguatamente sostenuti da chi ne ha tratto i maggiori vantaggi.
C’è poi una ragione sociale: sarebbe molto difficile ottenere consenso se il peso della transizione ricadesse soprattutto sulle fasce economicamente più fragili. Perciò bisogna affrontare la questione della distribuzione dei costi, anche per garantire l'accettazione sociale della transizione stessa.
L'organizzazione non governativa Oxfam propone una tassa patrimoniale globale del 2% sui patrimoni superiori a 5 milioni di dollari, del 3% oltre 50 milioni e del 5% oltre un miliardo di dollari. In Germania interesserebbe circa 200.000 persone. Che cosa ne pensa?
Ritengo che sia un modello molto sensato. In Germania genererebbe entrate aggiuntive pari a circa 85 miliardi di euro all'anno. Oxfam non è sola nel sostenere questa proposta. Negli Stati Uniti vi sono state iniziative simili, per esempio da parte di Bernie Sanders, e anche nell'ambito del G20 si stanno discutendo progetti analoghi. Una tassa minima globale del 2% sui grandi patrimoni è una proposta sostenuta, tra gli altri, da Brasile e Francia. Anche la tassa minima globale sulle imprese, approvata dal G7 nel 2021 su iniziativa di Olaf Scholz, rappresenta un passo importante. Tuttavia, tutto questo non è ancora sufficiente, soprattutto perché alcune misure possono essere adottate anche a livello nazionale.
Più del 70% dei tedeschi è favorevole a una tassa sui ricchi, secondo la Fondazione Bertelsmann. Perché non viene introdotta?
Da un lato vi sono decisori politici che continuano ad aderire a dogmi del secolo scorso, come l'idea che lo Stato debba intervenire il meno possibile e che il mercato sia in grado di regolare tutto da solo. Questo mito è stato ormai smentito, ma continua a influenzare il dibattito. Dall'altro lato operano potenti gruppi di pressione che si oppongono all'introduzione di una tassa sui ricchi. Questi soggetti riescono spesso a far credere che imposte sul patrimonio o sulle successioni colpirebbero la maggioranza delle persone, quando in realtà riguarderebbero soltanto una minoranza molto facoltosa. Non si parla certo degli orecchini ereditati dalla nonna o della casa di famiglia, ma di patrimoni di tutt’altra dimensione.
Quindi non c'è alcuna possibilità di una tassazione più elevata dei ricchi?
Al contrario. Credo che la politica possa ottenere consenso se affronterà il tema con maggiore chiarezza, spiegando che la maggioranza della popolazione trarrebbe beneficio da una più incisiva tassazione dei super-ricchi. Una comunicazione più trasparente aiuterebbe anche il confronto politico e potrebbe persino sottrarre consenso all’AfD.
In che modo?
Mostrando che l'AfD sostiene politiche che risultano particolarmente dannose per i redditi più bassi. Le sue proposte favorirebbero soprattutto le persone più ricche. La contraddizione è emersa con particolare evidenza all'inizio dell'anno, quando l'AfD ha sostenuto le proteste degli agricoltori, pur proponendo nel proprio programma elettorale l'abolizione di ogni forma di sovvenzione.
Tuttavia, aumentare le tasse ai ricchi non sarà sufficiente per coprire i costi della transizione. È possibile riuscirci senza una riforma del "freno al debito"?
Che la Germania abbia un enorme fabbisogno di investimenti è ormai un dato condiviso da tutti gli schieramenti politici: non solo per la transizione ecologica, ma anche per la difesa, l'istruzione e le infrastrutture. Per questo motivo, il freno al debito nella forma attuale non è né adeguato ai tempi né favorevole all'economia. Anche a livello internazionale le critiche aumentano, perché limita la crescita economica della Germania. Perciò scommetterei fortemente sul fatto che il freno al debito, nella sua configurazione attuale, verrà modificato nei prossimi anni, se non addirittura nei prossimi mesi.
Immagine: LSE Library (Unsplash)

