PuntoSostenibile

Che cosa è l'economia circolare

10 anni dopo

a cura di Annamaria Duello
pubblicato il 22/07/2026

Nel giugno del 2016 davamo alle stampe Che cosa è l’economia circolare di Emanuele Bompan, con la collaborazione di Ilaria Nicoletta Brambilla. Era il primo volume della collana Che cosa è, nata con l’obiettivo di raccontare in modo chiaro, efficace e senza giri di parole i grandi temi della transizione verde. Un’avventura iniziata proprio dall’economia circolare: un’espressione che, dieci anni fa, sembrava ancora riservata agli addetti ai lavori e che oggi è entrata stabilmente nel lessico di imprese, istituzioni e media.

Pubblicato anche in inglese e successivamente in una nuova edizione aggiornata e ampliata, il volume è stato tra i primi in Italia a raccontare questo paradigma in modo accessibile, attraverso esempi concreti, interviste e casi studio di modelli virtuosi. Un invito a ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo, trasformando l’economia in un sistema più resiliente, meno dipendente dall’estrazione di nuove materie prime e più capace di valorizzare ciò che già esiste.


La sfida, del resto, resta la stessa: estendere la vita dei prodotti, riutilizzare l’enorme quantità di materiali che ogni anno alimentano il sistema produttivo, valorizzare i cicli biologici e tecnici, ridurre sprechi e impatti ambientali. Una trasformazione che attraversa ogni settore, dall’automotive all’agroalimentare, dal biomedicale all’edilizia.

Le pagine conclusive invitano a guardare oltre gli slogan e mette in guardia da un rischio che oggi appare più concreto che mai: ridurre l’economia circolare a un'etichetta, confonderla con il solo riciclo o trasformarla nell'ennesima parola d'ordine della sostenibilità.

Riproponiamo qui un estratto di quelle conclusioni.


"Vale la pena soffermarsi un attimo e prendere il respiro, prima di chiudere: l’economia circolare sta diventando la nuova panacea, come lo è stata la sostenibilità negli anni Novanta e la green economy nella scorsa decade. Dopo oltre 200 pagine il lettore potrebbe pensare: gli autori hanno fatto di tutto per convincere che l’economia circolare salverà il mondo. Ecco, innanzitutto si sta parlando di un modello di sviluppo economico che indubbiamente avrà rilevanti impatti economici, ambientali e, se saprà includere anche l’essere umano e l’economia sociale, indubbiamente comporterà benefici generali al welfare. Ma che, come tale, va preso come dispositivo di sapere, atto a ottenere i risultati sperati, e che nel contempo è fallibile e soggetto a interpretazioni e usi liberi.

L’economia circolare è giovane e già molti ne stanno deformando gli assunti, piegandone il significato a proprio uso e necessità, a riempire di elogi ai nuovi modelli le pagine dei report di sostenibilità.

La green economy ha generato mostri come i biocarburanti di prima generazione (usare cibo per energia in un mondo di risorse alimentari scarse) e i mercati del carbonio ETS, e addirittura ha incluso il nucleare nel mix energetico a zero emissioni. Compagnie come ExxonMobil, DuPont, Eni, Dow Chemical, General Motors hanno usato il termine “green” nella loro comunicazione.

La sostenibilità ha prodotto imprese che hanno una bassa impronta ecologica ma sfruttano i loro dipendenti (quante ce ne sono in Italia, anche nel mondo del giornalismo) oppure si vantano di essere sostenibili in settori che hanno rilevanti impatti ecologici (dighe sostenibili, nuove cementificazioni sostenibili). Come si può essere sostenibili e sottopagare i lavoratori più giovani, magari in imprese con cento e più dipendenti?

Ora l’economia circolare sta arrivando. Se ne leggerà sempre più sui giornali, nei report, nelle dichiarazioni di ministri e capitani d’industria. E sicuramente accadrà di trovare usi impropri o superficiali.

In questi anni, in Europa c’è stata una forte convergenza tra economia del rifiuto ed economia circolare. Non è necessario dire chi o dove ha fatto questa associazione, le intenzioni sono spesso buone. Ma non possiamo permettere che questo diventi una metonimia, la famosa figura retorica che rappresenta una parte per il tutto. Il ciclo dei rifiuti e la loro reintroduzione nel flusso della materia costituiscono una parte importante e non sostituibile dell’economia circolare, oltre che uno dei suoi principali giacimenti. Ma non dimentichiamo il ruolo del design per disassemblare i prodotti, la condivisione d’uso del prodotto, le pratiche di prodotto come servizio per il controllo della materia, i legami con la sharing economy, il ruolo dell’economia solidale. L’economia circolare è un segmento molto ampio e, come tutti i concetti ampi, è naturalmente sfumato. Per questo, definire economia circolare alcuni elementi di essa, come l’eccellente lavoro dei consorzi o i programmi di riduzione dei rifiuti, è assolutamente riduttivo.

Noi abbiamo elencato nove particelle elementari. Queste dovrebbero essere tutte – nel possibile – contenute nei nuovi schemi di produzione e consumo basati sull’economia circolare. Specialmente la “materia” umana. Il capitale umano non è usa e getta. Così come la materia entra in cicli ristretti, anche il lavoro delle persone deve essere gestito come tale.

Ogni persona lasciata fuori da questo ciclo è ovviamente spreco e output negativo. Accenture e McKinsey, nelle loro ricerche patinate (comunque eccellenti da un punto di vista economico), non parlano di questa risorsa (e parlano poco anche degli impatti ambientali) oppure la tengono poco in considerazione. Eppure il primo studio, quello di Stahel e Reday, venne commissionato nel 1976 proprio per comprendere come si poteva sostituire con la manodopera l’uso di energia nella trasformazione della materia.

Non a caso il libro che ne scaturì si intitolava proprio Jobs for Tomorrow – The Potential for Substituting Manpower for Energy. Infine il riciclo. Lo chiariamo una volta per tutte: l’economia circolare non è riciclare materia. Pensare che sia così significa solo riciclare un vecchio concetto e spacciarlo per nuovo. Niente di differente dal green washing o dalla finta sostenibilità. Impiegare correttamente questi assunti, ora che l’economia circolare è in uno stato nascente, è fondamentale per correggere la rotta e cerca- re di evitare storture o inganni. Questo libro è solo il piccolissimo inizio di grande lungo, complesso discorso. Emozionante, vero?"