
Olimpiadi e montagne: chi vince davvero
Michele Sasso su Milano-Cortina 2026, tra promesse verdi, grandi opere e costi sociali
Alla fine del 2024 arrivava in libreria il secondo libro-inchiesta della collana VerdeNero di Edizioni Ambiente: Montagne immaginarie del giornalista Michele Sasso. Un’analisi critica e lucida sulle trasformazioni della montagna nel suo insieme. Dalle metamorfosi del paesaggio a quelle dello stile di vita, fra cambiamento climatico, crisi della snow economy, overtourism e fenomeni di spopolamento, sia in alta che in bassa quota.
Un’inchiesta che già metteva sotto la lente le imminenti Olimpiadi Milano-Cortina, scandagliando promesse, aspettative e criticità di una manifestazione di portata mondiale, in rapporto alle sfide di sostenibilità economica e ambientale che le aree montane italiane affrontano in questi anni.
Alla vigilia dei nuovi Giochi olimpici invernali, che si terranno dal 6 al 22 febbraio, abbiamo chiesto a Michele Sasso quale eredità concreta resterà ai territori coinvolti.
Più di un anno fa, nel Prologo della tua inchiesta scrivevi che, per Milano-Cortina 2026, “le prospettive non sono rosee”. Alla vigilia della manifestazione, fra sponsor discutibili e nuove cattedrali nel deserto come la pista da bob tanto discussa, quante delle paure espresse nel tuo libro sono state confermate o smentite?
Le Olimpiadi sono state presentate nel 2019 come green e sostenibili economicamente, ma a distanza di poco tempo abbiamo scoperto che costeranno oltre 5 miliardi e molte opere collegate non saranno pronte prima del 2033, con un notevole impatto ambientale in termini di emissioni, consumo di suolo e nuove opere che rischiano di rimanere inutilizzate a partire dal giorno dopo la fine del grande evento. Un’occasione sprecata non rilanciare gli impianti pubblici di Milano e delle altre sedi olimpiche.
Milano-Cortina viene spesso raccontata come un’opportunità di rilancio per la montagna. Fra il fenomeno degli affitti brevi che si impenna dell’80%, costi alle stelle e il record di sfratti su Milano, chi beneficia davvero di questo rilancio e chi, invece, rischia di pagarne i costi più alti?
Negli ultimi 15 anni, Milano ha vissuto un intenso ricambio demografico: oltre 350.000 persone con reddito medio e medio basso hanno lasciato la città per far spazio ai più abbienti. Questo modello è stato portato avanti con pervicacia dal Comune, nonostante le dichiarazioni roboanti per le fasce più deboli e le inchieste della magistratura che hanno svelato il sistema malato della finanziarizzazione dell’urbanistica, con vantaggi solo per i privati. Ecco chi ha prima di tutto beneficiato del rilancio che ha offerto fondi e terreni pubblici per investimenti dei privati.
I grandi eventi concentrano fondi, visibilità e infrastrutture. Qual è il prezzo sociale di questa concentrazione, in termini di servizi, priorità e possibilità di sviluppo alternativo per le aree montane?
Il prezzo sociale è la gentrificazione che raggiunge anche questi luoghi: i lavoratori di Cortina sono costretti a vivere altrove, così come gli studenti e i pendolari della Valtellina che da anni attendono un rilancio della ferrovia, che invece non arriverà neanche con le gare olimpiche.
Nel libro emerge spesso il tema della montagna come “parco giochi” per le città. In che modo le Olimpiadi rafforzano questa visione, e quali effetti ha sulla percezione e sull’autodeterminazione delle comunità che vivono stabilmente in quei territori?
Si rafforza la visione di “depredare” la montagna per portarci turisti globali e servizi annessi che definisco aberranti: elicottero o impianti ad alto impatto per salire sulle cime, dopo sci con aperitivi e serate danzerecce in quota, overbooking e traffico nei punti più instagrammabili. Dimenticando di chiedere il parere dei locali che subiscono mode e flussi di cittadini a caccia di un divertimento falso e fallace.
Guardando oltre il 2026, quale eredità concreta pensi che Milano-Cortina lascerà ai territori coinvolti: più capacità di adattamento ai cambiamenti climatici o un’ulteriore rigidità infrastrutturale difficile da smantellare?
Il lascito – o la legacy come la chiama la Fondazione Milano-Cortina – saranno impianti inutili come la pista di bob di cortina, che costa 1,5 milioni di euro all’anno di manutenzione (oltre ai 118 milioni per realizzarla tagliando 1500 abeti secolari), ma non ha un numero sufficiente di praticanti per tenerla aperta, e uno studentato a Milano (costruito come villaggio per gli atleti) che costerà quasi 900 euro al mese per posto letto, che ha beneficiato di extra costi versati dallo stato per circa 100 milioni. Ecco chi sono i veri vincitori delle Olimpiadi, a prescindere dai risultati in pista.
Immagine: Nicolai Berntsen (Unsplash)

