PuntoSostenibile

AAA responsabile per le scienze planetarie cercasi

di Marco Moro
pubblicato il 15/07/2026

Pochi giorni fa il governo belga, per primo, si è dotato di una figura di Chief Planetary Scientist, a cui è affidato il compito di integrare i planetary boundaries nei processi decisionali dell’esecutivo. Commentando questa decisione Johan Rockström ha sottolineato come dovrebbe essere di esempio per tutti i governi (almeno quelli dotati di un vago senso di responsabilità vero i propri cittadini, nota personale).

Rockström, con Will Steffen e molti altri scienziati, ha condotto la ricerca da cui è emerso, nel 2009, il quadro sinottico dei confini planetari, che grazie a un continuo lavoro di sviluppo e aggiornamento consente di cogliere l’evoluzione dei nove parametri chiave per la stabilità dell’ecosistema, uno schema così efficace da avere a sua volta ispirato l’altrettanto celebre grafico della “ciambella” di Kate Raworth. Come L’economia della ciambella di Raworth, i libri dello scienziato svedese tradotti nella nostra lingua – Natura in bancarotta scritto con Anders Wijkman e Grande mondo, piccolo pianeta,  con le immagini del fotografo di National Geographic Mattias Klum – sono elementi essenziali della nostra identità come casa editrice. Tra i tanti meriti che vanno attribuiti allo schema dei planetary boundaries c’è infatti quello di essere uno dei tentativi meglio riusciti di far comprendere con immediatezza l’interazione tra le diverse dinamiche fondamentali che determinano lo stato dell’ecosistema Terra. In altre parole, il mondo come lo conosciamo. 

Mi soffermo su questo aspetto perché aver racchiuso in una singola immagine il ritratto di come sta mutando l’equilibrio dell’ambiente è per me l’emblema di come la comunità scientifica stia concentrando grandi sforzi nel rendersi accessibile, comprensibile a molti. Un impegno che diventa ancora più significativo nel momento in cui l’attività di ricerca si trova esposta a minacce senza precedenti (certo, a meno di non tornare molto indietro nei secoli). Un periodo in cui quotidianamente vediamo le evidenze e i dati scientifici sui cambiamenti climatici e i fenomeni connessi, oscurati, volutamente ignorati e sostituiti – quando va bene – da uscite da osteria come quella più recente sul gradevole clima caraibico di cui potremo godere in futuro in Italia. Intenzionale disinformazione del livello più grossolano, senza alcun ritegno. Tra i commenti all’intervento di Rockström citato in apertura c’è stato chi sottolineava la speranza che politici siano poi in grado di capire le informazioni e le indicazioni il Chief Planetary Scientist fornirà loro. Cosa per nulla scontata: il livello di informazione su argomenti di carattere scientifico nel personale politico è drammaticamente basso. Ma più che l’ignoranza perfino ostentata come fosse un valore, è alla disinformazione che bisogna guardare, perché questa non è il prodotto di una scarsa preparazione, è una pratica accuratamente progettata, programmata e sistematicamente attuata. Lo hanno documentato nel modo più chiaro Naomi Oreskes ed Erik Conway nei loro volumi. Per contrastare i mille modi in cui agisce la disinformazione, chiarezza e credibilità sono i fattori chiave, come confermano le risultanze di una serie di sondaggi effettuati nel quadro di un progetto europeo del programma Horizon. Interpellando sia cittadini sia mondo business, ciò che emerge smentisce l’idea che in Europa ci sia oggi un diffuso rifiuto verso l’obiettivo della transizione ecologica. Stabilità delle politiche e coerenza negli investimenti è ciò che chiede il business, mentre dai cittadini arriva la richiesta di argomentazioni chiare che permettano di capire che le misure adottate sono eque ed efficaci oltre che sostenute da un credibile programma di investimenti su un orizzonte temporale adeguato agli obiettivi. 

Su tutto questo, il nostro Paese ha un pessimo curriculum, non da oggi. Misure congiunturali e insufficienti, adeguamenti retroattivi, scelte contraddittorie, finte scelte – come raccontano bene Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio in L’illusione del nucleare – e una costante e capillare opera di disinformazione. Semplificazioni, banalizzazioni, distorsioni e manipolazioni ci vengono incontro, ci cercano, attraverso media che sono costantemente con noi. Ma rimane vero che temi complessi vanno affrontati in quanto tali, rimane vero che “…a voler bene intendere queste cose è necessario di ascendere alle superiori et di alto in giù guardando, di queste potremo haver più certa cognitione”, come scriveva l’ideatore di un sistema di intelligenza artificiale del XVI secolo.* Sempre che “haver più certa cognitione” sia fra i nostri interessi. I nostri libri, modestamente, sono pensati per questo. Diversamente, ci saranno sempre il clima caraibico, i mini reattori nucleari e tante altre bufale.

*Giulio Camillo Delminio (ca. 1480–1544), fu un umanista, filosofo, retore ed esperto di arti della memoria del Rinascimento italiano.


Immagine creata con AI.